È proprio in questo anno che accade qualcosa di veramente straordinario: il forte legame di stima e di amicizia che lega Vito e Anna a Donatella Leggio, alle insegnanti e al dirigente della Scuola Elementare I° Circolo di Maglie, li spinge a porsi di fronte all'emergenza di accompagnare i bambini di quelle classi, aiutandoli a sostenere dei pesi che spesso sono più grandi delle loro stesse forze.
Tra di loro infatti, ci sono alcuni bambini che vivono un disagio fisico, psichico e sociale. Quelli che credono di avere tutto quello che occorre loro per essere felici, ora di fronte al disagio dei loro compagni, si sentono inadeguati e incapaci di condividere con loro l'esperienza scolastica. Gli operatori scolastici pensano possa bastare affidare tutto a mani esperte perché trovino la soluzione adeguata.
Ma poiché la sola presenza dell'"esperto" non sempre è la risposta sufficiente a un bisogno, si mettono insieme (addetti ai lavori e volontari di Icaro) per vivere una responsabilità educativa nuova, come uomini con uno sguardo sulla realtà che sia il più possibile positivo.
Così iniziano a condividere la loro esperienza di uomini di fede, cambiati da un incontro nel quale si fa spazio una coscienza del proprio limite, scommettono sulla loro umanità, desiderosi di offrire quello stesso sguardo e quell'abbraccio ricevuti, il solo in grado di sostenere ed aiutare quei ragazzi a crescere e camminare nella realtà.
Il dirigente del I° Circolo di Maglie, insieme con il Consiglio di Circolo, permettono ad Icaro di usufruire della sede distaccata di Via Lanoce sino alla fine dell'anno scolastico, come luogo dove poter ospitare i ragazzi per le attività descritte nel progetto denominato "La mia mano nella tua".
Qui i ragazzi della scuola elementare e media avranno la possibilità di essere accolti da una compagnia di persone che li aiuti a recuperare la stima in se stessi e l'occasione di una crescita personale. Da Marzo a Giugno 2007 vengono accolti circa 25 bambini, dei quali almeno 12 vivono un disagio fisico o psichico più o meno evidente. Sono invece circa 35 i volontari tra adulti e studenti, che si alternano in turni pomeridiani, dal lunedì al venerdì.
Da subito per tutti è chiaro che, anche dentro un limite evidente, è possibile riconoscere il valore che ognuno ha; è possibile sviluppare un rapporto dove ognuno, da protagonista della propria vita, è in grado di riconoscere il proprio bene. Per questo i ragazzi decidono di chiamare quel luogo "Casa del Sorriso". Da questo momento quella domanda di significato, dalla quale era nata l'associazione, diventa ancora più evidente e, come una novità unica, si trasforma nel progetto principale su cui spendere la maggior parte delle risorse umane e finanziarie, senza tralasciare tutto quello fino ad allora compiuto, ma arricchendolo di proposte e nuovi incontri.
A Dicembre del 2007 ci si rende conto di avere bisogno di una dimora stabile per accogliere i ragazzi e si decide di prendere in affitto un appartamento in Via Piave n° 24. Ancora oggi questo appartamento li ospita