Stupirsi di un incontro vuol dire permettere ad un altro di entrare nella tua vita senza pensare a “come sarà”. C’è una forza, che non possiamo definire, che ci spinge ad appassionarci, a condividere, a cercare sempre nuove vie e nuove forme per essere felici, a pensare al positivo, al bene dell’altro, una forza che chiamiamo amore, che chiamiamo carità, cioè un dono di sé commosso.

Tutto ciò può diventare la vera ipotesi di cambiamento per se e per gli altri, tanto imprevista, quanto concreta.

La Casa del Sorriso è un luogo dove questa ipotesi, che è un’ imprevista provocazione,  è possibile, ma solo la carità lo può permettere. Il disagio, la disabilità, il ritardo, se per qualcuno sono un inciampo, un’etichetta, un profitto, per noi, che frequentiamo la Casa del Sorriso, sono  quello che da più valore alla nostra umanità, altrimenti schiacciata dai problemi quotidiani. Con questo valore aggiunto la nostra umanità si arricchisce quotidianamente, anche attraverso le circostanze più difficili da comprendere, come la scomparsa di nostri amici, con i quali è iniziata questa avventura. L’aver colto l’opportunità di questo progetto come un nuovo punto di partenza, è stato il principale obiettivo, che ci siamo posti non solo per solidificare di più questo luogo, ma per diffondere con più forza un’amichevole provocazione alla libertà di ciascuno, sia egli giovane o maturo, ma ancora desideroso di stupirsi di un incontro. Nella Casa del Sorriso c’è una donna, un volto umano, che ti accompagna in questa piccola avventura, guardandoti negli occhi.

Anna non smette mai di credere a quel Destino buono, che è per tutti e che in quei bambini, in quei ragazzi, si rivela senza indugi, senza paure, donandoti un sorriso.

Anna ha però una pretesa, la sua passione per questa creature non la tiene per sé, ma, convincendoti a seguirla, permette a ciascuno, sia ai volontari che ai genitori, di abbracciare quelle persone e guardarle come lo farebbe Dio.

Vito Schimera